Storia di Orsago

In origine, Orsago era una località selvaggia dove abbondavano le paludi (di cui resta traccia nel toponimo Palù). L’ambiente acido delle torbiere ha permesso la conservazione di semi di origine antichissima, consentendo di ricostruire la composizione della flora: si trattava di una ricca foresta di latifoglie e larici, con un notevole sottobosco e associato a canneti. Un ambiente del genere rappresentava certamente l’habitat ideale per varie specie animali e, di conseguenza, richiamò anche l’uomo.

La presenza umana è infatti testimoniata da numerosi reperti, riguardanti per lo più utensili in selce risalenti al neolitico (3.000 a.C.). Si ritiene che queste popolazioni rimasero nella zona sino all’età del bronzo (2.000 a.C.). Gran parte dei ritrovamenti è stata fatta dopo le bonifiche degli anni Cinquanta che spianarono gli ultimi resti delle paludi: in quell’occasione fu individuato un vero e proprio abitato, mentre scavi più recenti hanno portato alla luce i resti di un insediamento palafitticolo.

La civiltà paleoveneta era ben presente nella zona di Orsago che ospitò, forse, un santuario. Con questo termine non si intende una costruzione, ma un luogo di culto rappresentato da boschi, alberi o fonti. Nelle sorgenti venivano gettati monete ed oggetti religiosi. Sono infatti state rinvenute a Prà della Stalla lamine votive con raffigurata una divinità con una veste a pieghe una pelle d’animale sul braccio sinistro, oltre ad assi di epoca repubblicana, fibbie e recipienti.

Orsago foto storica

L’avvento di Roma nella terra dei Veneti non è legato a date precise: esso si concretizza nell’intervento contro le tribù celtiche giunte verso il 186 a.C. nell’odierno Friuli. Sembra che quelle terre, già in passato venete, fossero allora abbandonate e che i Veneti, il cui confine era posto sulla Livenza, temessero un’invasione dei nuovi venuti. I romani colpirono duramente e rimossero definitivamente il nuovo organismo gallico stanziandosi ove poi sarebbe sorta Aquileja: si ebbe così un’alleanza tra i Veneti e i Romani. Con l’arrivo dei Romani il territorio divenne parte del municipium di Oderzo verso il 49 a.C., quando Cesare ne ampliò il territorio. Di questo periodo restano vari reperti, tra i quali resti di sepolture e pavimentazioni di ville.

Con la crisi dell’Impero Romano le incursioni dei barbari causarono un’inevitabile decadenza dello stanziamento, a cui, secondo leggenda, rimediarono i benedettini nell’XI secolo continuando le opere di bonifica, riorganizzando il terreno e dando così l’aspetto di una comunità civile e religiosa organizzata. La nascita documentata di Orsago risale, però, solo al XIV secolo, quando, dopo essere stata teatro di lotta tra aquilei e trevigiani, il territorio divenne sede di nobili friulani.

Napoleone, più tardi, apportando modifiche amministrative e sviluppando la strada Pontebbana diede forte impulso alla comunità che, agli inizi del XIX secolo infatti, risultava già autonoma e così sarebbe rimasta per tutto il secolo.

Tra Ottocento e Novecento

Pericolose epidemie causarono, intorno alla fine del XIX secolo, una consistente emigrazione verso altri paesi europei e verso l’America del sud. La sua storia seguente si allinea a quella del resto della provincia. Le opere artistiche più importanti rimangono quelle di epoca romana, principalmente monumenti sepolcrali, tra le quali sono da segnalare due sepolture scoperte nelle località di Palù e Bavaroi.

L’arrivo nel 1893 del parroco don Antonio Possamai portò con sé un netto miglioramento delle condizioni sia spirituali che materiali della comunità orsaghese. Nel 1902 venne inaugurato ad Orsago il primo asilo infantile della Diocesi di Ceneda: per sostenere gli sforzi economici per l’acquisto del locale, di proprietà della famigli Michielin, i cittadini, in base alle proprie condizioni economiche, fecero donazioni, non solo in denaro, ma pure in uova, pollame, latte. Una parte consistente della somma venne donata dalla contessa Marta Gradenigo, vedova del conte Marco Balbi Valier di Pieve di Soligo, dove gestiva un orfanotrofio. L’ apertura dell’asilo aveva l’intento di preparare i bambini alla scuola primaria, come pure di radunare la gioventù femminile per imparare i valori della carità cristiana; la direzione e la proprietà legale dell’asilo furono affidate alle suore di Maria Bambina, che vi rimasero fino al 1999.

Il giorno 8 settembre 1895 nacque la Cassa Rurale di Orsago alla presenza del parroco don Antonio Possamai e di 27 capifamiglia orsaghesi. Lo scopo dei fondatori era quello di fornire ai soci il denaro necessario per migliorare le proprie condizioni morali e materiali. La prima sede fu la canonica; infatti nei primi anni il legame con la parrocchia era molto forte e l’intento dei fondatori spiccatamente cattolico. La Cassa, oltre ad intervenire con dei prestiti per generi di prima necessità o per comperare animali o sementi per l’attività agricola, si prese a carico l’interesse di molti cittadini di ottenere prodotti per l’agricoltura a basso prezzo, ponendosi come intermediario con il consorzio che, vedendosi richiedere ordini di quantità significative, era in grado di praticare notevoli sconti.

Prima Guerra Mondiale

La Prima Guerra Mondiale segnò profondamente il territorio friulano e del Veneto orientale. Il 24 maggio 1915 l’esercito italiano male armato, impreparato e poco addestrato, oltrepassò il fiume Piave muovendo guerra ad Austria e Germania. Poco dopo il progetto di “guerra lampo” sfumò e gli anni successivi videro protagonista la “guerra di posizione”, senza sostanziali conquiste o perdite territoriali. L’evento chiave della guerra du la disfatta di Caporetto del 24 ottobre 1917, quando l’esercito austro-tedesco riuscì e penetrare le linee italiane concentrando il fuoco su un ristrettissimo tratto di circa 5 km. L’esercito italiano fu costretto alla ritirata sul fronte del Piave-Grappa. Anche molti civili, fatte in fretta le valigie e prelevati i soldi in banca, partirono: chi a piedi, chi sui pochi treni che ancora circolavano sulla linea Udine-Venezia. L’occupazione del Friuli e del Veneto orientale segnò la vita di tutte le persone costrette a vessazioni e pesanti privazioni, tanto che nella memoria dei sopravvissuti quello rimase “l’an de le fan”.

Da Orsago partirono 350 persone, il 17% degli abitanti, tra cui l’unico impiegato comunale, la guardia comunale e le suore. Gli invasori arrivarono in paese il 7 novembre 1917 e subito si impossessarono della canonica e delle case del centro, cominciando a compiere razzie di generi alimentari e di beni. Il 10 novembre la chiesa fu trasformata in ospedale. Dal gennaio 1918 nella Diocesi di Ceneda furono requisite 798 campane, tra cui quelle di Orsago, per essere fuse e trasformate in cannoni; fu messa in salvo almeno l’argenteria della chiesa, al contrario di cere, biancheria e paramenti che furono tutti prelevati. Il 3 dicembre 1918 Conegliano costituiva la stazione terminale provvisoria della ferrovia. In quei mesi si costruirono ferrovie secondarie per collegare luoghi di importanza strategica: dalla stazione di Orsago, lungo l’attuale via Cesare Battisti, fu costruita una linea a un binario a scartamento ridotto verso Francenigo e Portobuffolè, entrambi sedi di un aerocampo.

I caduti in guerra orsaghesi furono 48; in paese nel 1918 ci furono 97 morti, anche a causa della febbre spagnola che si era diffusa negli ultimi mesi dell’anno. Con Regio Decreto si stabilì di sistemare chiese e campanili: i danni in Orsago furono stimati in 53.000 lire. Il 24 marco 1919 il comune si impegnò a comperare derrate alimentari dal consorzio provinciale di Conegliano e ad aprire un spaccio comunale. Il 15 giugno 1919 si costituì la “Società Anonima Cooperativa di Consumo di Orsago” a capitale illimitato che aveva lo scopo di acquistare all’ingrosso e rivendere al dettaglio beni di prima necessità; qualche mese dopo lo spaccio comunale venne chiuso.

Anni ’20 e ’30

Nell’ottobre del 1920 furono indette le prime elezioni dopo la fine della guerra: fu eletto sindaco Luigi Tami. Dopo la marcia su Roma di Mussolini, alle elezioni del 1924 Orsago fu l’unico tra i paesi limitrofi dove non vinse il Partito Fascista, tuttavia il consiglio comunale fu destituito (in quanto ormai da tempo si susseguiva una serie di sedute illegali ed infruttuose) e fu nominato un podestà. In questo periodo nacque ad Orsago anche l’Opera Nazionale Balilla: nel 1927 il comune nega una richiesta per la sede del comitato, premurandosi di assegnare in cambio una somma di denaro. Nel 1930 venne istituita una “scuola di ginnastica” per il “miglioramento della razza”, “in obbedienza agli alti comandamenti di sua Eccellenza il Capo di Governo”. Dal 1935 furono istituiti i premi di natalità e nuzialità.

Il 18 ottobre 1936 alle ore 4.09 ci fu una forte scosse di terremoto con epicentro in Cansiglio che provocò ingenti danni a chiesa, canonica, asilo, municipio, Casa del Fascio, scuole.

Negli anni ’30 il territorio comunale era costituito prevalentemente da terreni seminativi arborati; erano tuttavia attive la filanda Levade (250 operaie) e il calzaturificio Ditta Fratelli Andreetta (circa 20 operai). Da ricordare è la produzione di bachi da seta per i quali il comune vendeva all’asta le foglie dei gelsi che si trovavano lungo le strade comunali.

Seconda Guerra Mondiale

Già dai primi mesi del 1940 il parroco don Oreste Orsolan invitava dal pulpito le giovani donne a lavorare all’asilo per il confezionamento di camici per l’esercito; più tardi il Partito Fascista organizzò una vera e propria scuola di taglio per contribuire alle necessità della guerra. In quel periodo la carestia di generi alimentari stava logorando il paese, tanto che l’asilo smise di servire il pasto ai bambini. Poco dopo l’inizio della guerra il parroco invitò la popolazione a pregare per invocare la protezione della Madonna sui propri cari al fronte. Nel 1943 le donne (e poi tutti i parrocchiani) fecero un voto per salvare il paese dalla guerra: si decise di dedicare l’altare di fronte a quello della Beata Vergine Maria al Sacro Cuore di Gesù. Molti erano i profughi giunti in territorio orsaghese e la popolazione locale se ne presa cura attraverso una sottoscrizione per gli sfollati.

Dopo l’8 settembre 1943 anche ad Orsago molti uomini contrari al fascismo andarono a rifugiarsi sulle montagne aderendo ai gruppi partigiani; nella nostra zona vi erano la formazione Osoppo (di ispirazione cattolica) e la formazione Garibaldi (di ispirazione social-comunista). Data la posizione strategica del paese (tra Pontebbana e ferrovia), esso fu teatro di importanti avvenimenti tra cui sabotaggi, deragliamenti catture, omicidi. Il 28 settembre 1945 la brigata “Cacciatori delle Alpi” scese dal Col Alt verso Orsago dove il presidio tedesco contava ancora 700 uomini: il mattino seguente si giunse alla resa presso Palazzo Licini.

Primo dopoguerra

Finita la guerra, il governo diede pieni poteri ai Comitati di Liberazione Nazionale; anche ad Orsago si costituì il comitato locale in data 26 aprile 1945. 44 le vittime della guerra, ingenti i danni al paese. In particolare il municipio, in mano ai Tedeschi, fu pesantemente danneggiato, come pure le scuole che dovettero usufruire dei locali dell’asilo. Le prime sedute della nuova Giunta si occuparono in particolare del problema del cibo, organizzando distribuzioni straordinarie di generi alimentari. Il nuovo parroco, don Luigi Checchin, si prodigò per far nascere il circolo Acli, forte delle numerose iscrizioni delle filandiere, e la sezione del Centro Italiano Femminile per le opere caritative e ricreative. Fu sistemata la torre campanaria e l’anno successivo fu sistemato l’organo, poi inaugurato con un solenne concerto in doppia replica, il cui ricavato fu devoluto alle famiglie private della casa a causa della guerra. Il parroco si attivò poi per creare un patronato maschile e un campo sportivo.

Alle elezioni del 1946 furono 1581 i votanti (738 maschi e 843 femmine), i quali si espressero largamente a favore della Repubblica con 1147 voti. I sostenitori della Repubblica sfondarono la porta del campanile e fecero suonare le campane a festa.

Una galleria di foto del Novecento

Bibliografia

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