Storia di Cappella Maggiore

INTRODUZIONE

Cappella Maggiore StoriaCappella Maggiore è un piccolo paese dell’alto trevigiano, una realtà formata da due comunità antiche, distinte e unite: Anzano e Cappella.
Geograficamente il territorio confina con altri quattro paesi (Vittorio Veneto, Fregona, Cordignano e Sarmede) ed è attraversato dal torrente Carron e
lambito dal torrente Friga e dal fiume Meschio. Il paesaggio è tipico delle Prealpi: colline moreniche con piccole aree boschive, le quali si alternano a territori coltivati (soprattutto vitigni).
Il clima mite e soleggiato, la presenza del limpido fiume Meschio e la gente vengono apprezzati da Iacopo Monico, nominato Patriarca di Venezia, in una lettera.

 

Non si sa con certezza quali siano stati i popoli che per primi si stanziarono in queste zone. Sicuramente nel X sec. AC si insediarono a Cappella e Anzano, così come in tutto il territorio tra il Livenza e il Piave, le prime comunità di Paleoveneti. Proprio a questi anni risalirebbe la costruzione dei “Castellieri”, torri con pianta irregolare, che, posizionate sulla cima di alcune colline, permettevano il controllo del territorio. Questa potrebbe essere l’origine del sito del “Castrum Theodorici”, i cui resti delle fondamenta si trovano a cavallo tra il territorio di Cappella Maggiore e Costa di Vittorio Veneto. Tale costruzione risulta comunque di difficile datazione (periodo di costruzione compreso tra il III sec. AC e il VII sec. DC).
Anche la rocca del Re Matrucco, pochi metri dopo il confine tra Cappella Maggiore e la località Fratte di Fregona, sul Colle Nastego, potrebbe risalire a questo periodo.
Le prime testimonianze della presenza romana nel Cenedese risalgono al I – V sec. DC. Il territorio comunale di Cappella fu inserito nella Centuriazione Claudia del Cenedese e fu diviso grazie al sistema del cardo massimo (Calalta) e decumano massimo (strada delle Campagnole) che si incontravano nell’Umbiculus (località “Mure”).
La più antica via di Cappella Maggiore, “via Valeria”, sembrerebbe avere origini romane (per altri addirittura sarebbe di epoca paleoveneta). Decorrendo sulla cima delle colline moreniche, oltre ad unire i vari castellieri, permetteva essa stessa la visione di tutto il territorio.
Un’altra importante eredità di questa popolazione nel territorio di Cappella, oltre all’organizzazione del territorio stesso, è rappresentata dalla toponomastica. Anzano infatti dovrebbe il suo nome ad un certo “Antius”, personaggio della comunità romana del cenedese che probabilmente aveva un importante possedimento (villa o azienda agricola) proprio nel territorio anzanese. Cappella Maggiore invece originariamente veniva chiamata “Villa”, dal nome del più antico centro abitato “Borgo Villa”, ultimo avamposto prima della “Silva” che si estendeva oltre Cordignano (allora definita Silvella).
Dopo la caduta dell’Impero Romano, Cappella Maggiore è stata luogo di scorrerie da parte di varie popolazioni barbariche. Le prime databili tra il 406 e il 555 ad opera di Goti, Ostrogoti, Visigoti e Franchi, portarono alla costruzione o rimaneggiamento delle “rocche del Re Madrucco” a Santa Augusta (Vittorio Veneto) e a Fratte (Fregona), e del “Castrum Thoedorici”.
Più importanti per la storia e il territorio, furono le invasioni del popolo Longobardo, dal 568. I Longobardi infatti si stanziarono nella zona, integrandosi con la popolazione locale e arricchendo la cultura locale stessa. Proprio a loro, in particolare alla famiglia longobarda cattolica degli “Arimanni” si deve la costruzione della prima Chiesa della Santissima Trinità, o Matterella, piccola Cappella che diede il nome al paese.
Alla fine dell’VIII sec. fu creato il Ducato Longobardo di Ceneda, che comprendeva anche tutto il territorio di Cappella Maggiore.
Furono gli Ungari, gli ultimi “barbari” ad invadere il territorio, sulla fine del VII secolo e, una seconda volta, a cavallo dell’anno Mille. Il territorio di Anzano e Cappella venne più volte devastato, tanto che vennero ricostruite e riabitate le fortificazioni del “Castrum Theodorici”, del “Castello di Re Matruch” e, forse, anche quella del Castelletto.
Il territorio della Contea di Ceneda, fu amministrato fino al 1154 dalla famiglia degli Ermanni, fino al matrimonio con Sofia da Camino.
Nel 1198-1199 ci fu una guerra condotta dai Trevigiani, che sterminarono quasi completamente la popolazione, tanto che furono gli abitanti delle zone limitrofe ad impegnarsi per ripopolare la zona rimasta quasi deserta.
In questi secoli si susseguirono anni di freddo, intemperie che portarono a carestia e fame. Non solo: come nel resto dell’Europa, anche nel Cenedese arrivò la peste a sterminare la popolazione già provata. Anche la chiesetta della Mattarella fu utilizzata come lazzaretto.
Nel 1337, due anni dopo la morte di Rizzardo VI (ultimo membro della famiglia dei Da Camino), Cappella e Anzano con tutto il Serravallese vennero concessi in feudo alla Repubblica di Venezia, rimanendovi annessi fino al 1797.
La Repubblica di Venezia, impeccabilmente organizzata, influenzò anche Serravalle, che nel 1360 pubblicò gli “Statuti del Serravallese”, che ricalcavano in parte quelli della Repubblica marinara. Si costituirono le Regole, prime divisioni del territorio. La Regola di Anzano faceva capo direttamente a Ceneda, mentre quella di Cappella si riferiva a Fregona.
Sembra risalire alla prima metà del ‘400 la costruzione della Chiesa Parrocchiale di Cappella. Recenti scavi, per rendere più stabili le fondamenta del campanile, hanno rivelato che probabilmente altre costruzioni erano presenti ben prima di tale secolo.
Dopo anni di freddo che portarono alla morte di tutte le piante (nel 1400 ci fu una micro-glaciazione denominata anche: “Piccola età del gelo”), nel 1479 arrivarono i Turchi. Non fu difficile per loro superare il Livenza e portarsi fino al Meschio, vincendo la popolazione già stremata. L’invasione dei Turchi fu probabilmente la più spietata: nella zona di Cordignano, San Martino e Cappella Maggiore furono massacrate più di 7000 persone. I turchi inoltre risparmiarono alcuni bambini, che addestrati da loro negli anni successivi, conoscendo bene il territorio, diedero luogo a una seconda invasione ancora peggiore, pochi anni dopo.
Ristabilita la pace nel 1494 Cappella si emancipò da Fregona, diventando una Regola indipendente.
I secoli XVI, XVII e XVIII furono periodi di relativa stabilità e tranquillità. Numerosi documenti sono pervenuti, vengono riportate varie contestazioni di Anzano per diritti di pascolo e approvvigionamento di legname. Nel 1797 cadde la Repubblica di Venezia.
Tra il 1798 ed il 1805, durante le continue occupazioni ora francesi ora austriache, le regole di Anzano e di Cappella, come quelle circostanti, subirono delle variazioni negli ordinamenti territoriali. Abbandonati i raggruppamenti risalenti alla Serenissima, Anzano e Cappella vennero aggregate al nuovo distretto di Serravalle. All’inizio dell’Ottocento le due località diventarono comuni di terza classe (paesi con meno di 3000 abitanti) del dipartimento del Tagliamento nel cantone di Serravalle, il quale fino al 1813 fece parte del regno italico creato da Napoleone. Il dominio francese non fu però longevo, nel 1814 ci fu il ritorno (dopo una breve presenza nel 1809) del governo austriaco, che controllò il territorio fino al 1866. Nel 1866 ci fu l’annessione al Regno d’Italia e con Regio Decreto del 10 novembre 1867 venne variato il nome in Cappella Maggiore.
E’ interessante fare un breve inciso sulle due realtà di Anzano e Cappella; se nel 1810 Anzano sottostà a Cappella, nel 1811 avviene l’opposto: Anzano diviene sede comunale comprendendo sotto di sé Cappella e Fregona (unita ad Osigo). Nel 1819 ci fu l’ultima variazione territoriale con la soppressione di questo maxi raggruppamento, l’annessione di Anzano a Cappella e il distaccamento di Fregona.
Nel 1854 l’Enciclopedia Italiana riporta che Cappella aveva ben 2000 abitanti e Anzano 830.
L’ottocento è inoltre, un secolo di massiva emigrazione per tutte le realtà venete, incluse Anzano e Cappella. Moltissime famiglie, soprattutto negli anni ’70-’80 salpavano alla volta del sud America, soprattutto verso il Brasile e l’Argentina.
Storia Cappella Maggiore (4)Furono svolti parecchi lavori per migliorare la qualità della vita nel comune: grazie ad un impianto idroelettrico nel 1912 arrivò la corrente elettrica (richiesta già nel 1906), furono creati dei nuovi pozzi e acquedotti già a partire dal 1897, inoltre furono sistemate numerose strade pubbliche. Importante ricordare la lunga e tormentata realizzazione della Cal De Boz nel 1913. Nella parrocchia nel 1907 venne acquistato e montato nella cantoria della chiesa parrocchiale il nuovo organo della ditta Pugina di Padova in sostituzione del precedente organo Callido risalente al 1700.
Cappella Maggiore era un paese all’avanguardia anche sul piano dell’istruzione: si attesta la presenza di edifici scolastici nel capoluogo dalla fine dell’ottocento e nella frazione già dal 1906 con l’istituzione della classe quarta elementare mista. La classe quinta elementare arriverà nel 1925 nel capoluogo (Cappella era l’unica nel circondario a godere di questa quinta classe).
Cappella beneficiava, inoltre, di parecchi servizi che mancavano nei paesi vicini come la latteria sociale e la farmacia (con il medico già dal 1898). Dopo la guerra fu istituita anche la banca “San Liberale” attiva fino al 1931.
La Prima Guerra Mondiale segnò profondamente il territorio friulano e del Veneto orientale. Il 24 maggio 1915 l’esercito italiano male armato, impreparato e poco addestrato, oltrepassò il fiume Piave muovendo guerra ad Austria e Germania. Poco dopo il progetto di “guerra lampo” sfumò e gli anni successivi videro protagonista la “guerra di posizione”, senza sostanziali conquiste o perdite territoriali. L’evento chiave della guerra du la disfatta di Caporetto del 24 ottobre 1917, quando l’esercito austro-tedesco riuscì e penetrare le linee italiane concentrando il fuoco su un ristrettissimo tratto di circa 5 km. L’esercito italiano fu costretto alla ritirata sul fronte del Piave-Grappa. Anche molti civili, fatte in fretta le valigie e prelevati i soldi in banca, partirono: chi a piedi, chi sui pochi treni che ancora circolavano sulla linea Udine-Venezia. L’occupazione del Friuli e del Veneto orientale segnò la vita di tutte le persone costrette a vessazioni e pesanti privazioni, tanto che nella memoria dei sopravvissuti quello rimase “l’an de le fan”.

I caduti di Cappella Maggiore furono 61. Come in tutte le parrocchie della diocesi di Ceneda, ci fu la requisizione delle campane da parte degli austriaci, queste vennero fuse per costruire cannoni. Alla fine della guerra gli stessi bronzi vennero usati per rifondere le campane. Dalle razzie dei soldati vennero salvati gli elementi d’argenteria della Chiesa, ma molte altre cose furono rubate, distrutte o brucite (tra cui i registri anagrafici del Comune).
Nel dicembre del 1917 fu costruita la ferrovia austriaca Sacile-Vittorio Veneto che passava proprio in prossimità del centro di Cappella, che poteva così avere uno scalo ferroviario a soli 500 metri dalla piazza del paese. La ferrovia fu, però, smantellata già dall’ottobre del 1918.
In questo periodo Cappella si attesta come un fiorente centro commerciale; godeva infatti di: due segherie, uno stabilimento di laterizi, fornaci di calce, latterie e distillerie

Con il terremoto del 18 ottobre 1936 vennero danneggiati il municipio, le due scuole elementari, le due chiese con i relativi campanili, le canoniche come pure le case per danni complessivi di lire 175.000. Vennero infatti chiusi gli edifici fino dell’autorizzazione verbale del Genio Civile del 16 novembre 1936 e solo un anno dopo arrivarono i contributi governativi.
Anche a Cappella si percepì il clima di cambiamento politico: le elezioni del 1924 diedero maggioranza assoluta al listone di fascisti, venne data la cittadinanza onoraria Mussolini nel 1924 e vennero fatti dimettere i consiglieri nel 1926 con la nomina di un podestà.
Il 20 maggio del 1923 viene creato il corpo bandistico di Cappella Maggiore tuttora in funzione.

I coscritti del paese partirono già nel 1940 anche se il paese fu coinvolto direttamente nel conflitto dall’8 settembre 1943 con l’armistizio l’occupazione militare tedesca. Il paese è stato un’importante base partigiana a motivo della sua posizione strategica ai piedi del Cansiglio.

Storia Cappella Maggiore (5)Particolarmente cruente furono le rappresaglie con cui la Guardia Nazionale Repubblicana a seguito dell’uccisione di un tedesco nel 1944, uccise tre civili: i fratelli Flavio e Natale Bortoluzzi e Pietro Bottan presso l’argine del Meschio presso Santo Stefano di Pinidello. L’11 settembre di 1943 arrivó a Cappella una famiglia di ebrei profughi di Trieste ospitati in casa di Emilio dall’Antonia.
Il 31 marzo 1944 ci fu un primo rastrellamento con la creazione di un campo di concentramento presso l’attuale piazza del capoluogo con nessun deportato e nel giugno del 1944 si costituì il Comitato di Liberazione Nazionale formato anche dal parroco Don Giovanni Brescacin. Il suddetto parroco poco dopo la mezzanotte tra il 13 e il 14 febbraio 1945, chiamato da un giovane milite della brigata nera per portare i conforti religiosi ad un fedele della parrocchia, fu assassinato con dei colpi da fuoco alle spalle. Il movente dell’omicidio sta nella pubblica denuncia del parroco verso le attività dei tedeschi nella canonica del paese. L’uccisione del parroco lasciò la popolazione nello sconforto e nella rabbia totale, il vescovo chiamato per l’orazione funebre pronunció parole molto forti di scomunica contro chi avesse ucciso quel pastore.
Il 2 maggio del 1945 vennero fucilati sette fascisti davanti alla porta del cimitero per rappresaglia.

 

ASILUM

Il parroco di Cappella don Beniamino Tonon, preoccupato per i tanti bambini pressoché abbandonati, seppe che al Castello vescovile di Vittorio Veneto erano profughe le Suore di Carità. Decise allora, dopo aver sentito i parrocchiani, di ospitarle nel nostro paese. Il 9 marzo 1918 tre religiose e precisamente suor Franceschina, suor Matilde e suor Felicita con la superiora suor Cesarina ed una sorella, portando con loro la statua di Maria Bambina, arrivarono a Cappella e si insediarono nel Borgo Mattarella nella abitazione di proprietà Artusi, ora Zampolli. L’11 febbraio 1919 il parroco firmò un atto preliminare d’acquisto dell’attuale sede, tutta la popolazione si impegnò con ogni mezzo per l’acquisto e la ristrutturazione dello stabile che avrebbe accolto le suore e la loro attività (l’asilo).
Alla fine del 1995 arriva la dolorosa decisione dell’Istituto delle Suore di Maria Bambina, tramite la madre provinciale, di chiudere la comunità delle Suore di Cappella Maggiore motivata soprattutto dall’età avanzata delle tre suore rimaste: Suor Luciana (la “superiora”), Suor Maria Luisa (la più anziana) e suor Maddalena. Si conclude così, dopo 77 anni di operosa laboriosità l’attività della comunità delle Suore di Maria Bambina.
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Bibliografia

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